DOVE COMINCIA IL CIELO?

Dov’è il cielo?

Una domanda apparentemente semplice può aprire una ricerca molto più grande di quanto immaginiamo.

Dov’è il cielo?

Prima di cercare una risposta, proviamo a rivolgere questa domanda ai bambini e ad ascoltare le loro ipotesi. Probabilmente qualcuno indicherà in alto, qualcuno dirà che il cielo è sopra la scuola, sopra gli alberi o sopra le montagne.

Non abbiamo bisogno di correggere o spiegare. Possiamo, invece, andare a cercare il cielo insieme.

Usciamo in giardino e cambiamo punto di osservazione. Guardiamolo sotto un albero, davanti alla scuola, dietro un edificio, tra due case, attraverso una finestra o dentro un tubo.

Ogni volta possiamo tornare alla stessa domanda:

Adesso dov’è il cielo?

È sopra l’albero o anche tra i suoi rami?
È sopra la scuola?
E se ci spostiamo dall’altra parte dell’edificio?
Se una parte non riusciamo a vederla, significa che il cielo lì non c’è?

Poco alla volta una domanda che sembrava avere una risposta scontata comincia a diventare più complessa.

Dall’osservazione alla rappresentazione

Possiamo poi portare questa ricerca sul foglio.

Mettiamo a disposizione immagini ritagliate da riviste: case, alberi, montagne, palazzi, tetti. Lasciamo che i bambini scelgano, compongano e incollino liberamente gli elementi.

Solo dopo poniamo una nuova domanda:

“E il cielo, qui, dove lo mettiamo?”

Non mostriamo un modello e non suggeriamo dove colorare.

Osserviamo.

Potrebbe comparire la consueta fascia azzurra nella parte superiore del foglio. È una rappresentazione molto frequente nell’infanzia e può diventare proprio il punto da cui ripartire.

Torniamo allora a ciò che abbiamo osservato:

Tra queste due case c’era il cielo?
E tra i rami dell’albero?
Accanto alla montagna?
Dietro il tetto?

Non stiamo cercando di insegnare ai bambini un modo “più corretto” di disegnare il cielo. Stiamo offrendo loro la possibilità di mettere in relazione ciò che pensavano con ciò che hanno osservato, trasformando progressivamente la propria rappresentazione.

Ed è proprio qui che una semplice proposta può diventare ricerca.

L’esperienza non termina con un elaborato da portare a casa. Può lasciare, invece, una nuova domanda.

Perché, quando pensiamo finalmente di aver capito che il cielo è sopra gli alberi, sopra le case e sopra le montagne, possiamo fermarci ancora una volta e chiederci:

Ma il cielo comincia davvero sopra le nostre teste?

Quello che chiamiamo cielo non è una superficie azzurra sospesa sopra di noi. Viviamo immersi nell’atmosfera terrestre.

E allora possiamo consegnare ai bambini un’ultima domanda, senza avere fretta di trovare una risposta:

Siamo sotto il cielo… o siamo già dentro il cielo?

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