«Ho il telefono pieno di foto… ma non so cosa farne.»
È la frase che sento più spesso quando parlo di documentazione con le insegnanti. E la capisco bene. In una mattinata in sezione succedono tantissime cose: mani nella farina, una torre di tappi che crolla e viene ricostruita, due bambini accovacciati a guardare una lumaca. Il telefono si riempie in fretta. Poi arriva la sera, arriva il giorno dopo, e quelle immagini restano lì. Oppure finiscono su un cartellone ordinato, bello… ma muto.
Dietro quella frase, di solito, ci sono sempre le stesse domande.
La prima è la più semplice e la più difficile insieme: tra tutto quello che succede, cosa vale la pena fotografare? Non serve fotografare tutto. Serve imparare a riconoscere il momento in cui un bambino sta pensando: quando si ferma, prova un’altra strada, dice qualcosa che ci sorprende.
La seconda viene subito dopo: come capisco cosa stanno imparando davvero? Osservare non è solo guardare. È riconoscere un’ipotesi, una strategia, un cambio di idea. Una volta mi è rimasta impressa la frase di un bambino che, con un tubo di carta in mano, diceva: «Guarda maestra! I sassi stanno giocando a nascondino! Adesso li cerco guardando dentro al tubo.» Una foto racconta cosa è successo. Una traccia racconta cosa stava pensando. Ed è da qui che può nascere una valutazione che ha senso.
Poi c’è la domanda che riguarda il nostro lavoro di ogni giorno: ho le foto, e adesso come le uso per progettare? Una traccia non è un ricordo da appendere. È un indizio su dove sta andando la ricerca dei bambini, e quindi su cosa proporre domani. È così che la progettazione smette di essere un copione deciso a settembre e diventa una mappa che si ridisegna strada facendo.
La quarta domanda arriva spesso all’uscita, insieme a quella frase che tutte conosciamo: «Ma oggi non avete fatto niente?» Come far capire ai genitori il valore di quello che succede, senza bisogno di una scheda o di un lavoretto? Una documentazione che racconta il pensiero dei bambini parla anche alle famiglie. È il modo più forte che abbiamo per rendere visibile quello che, altrimenti, resterebbe invisibile.
E infine c’è la domanda che le contiene tutte: quando lo faccio, con tutto quello che c’è da fare? Con sezioni numerose e poco tempo, documentare può sembrare un compito in più. Ma non serve documentare tutto. Serve scegliere cosa, e farlo bene. A volte è meglio fare una cosa in meno, e documentarla meglio.
E tu, qual è la domanda che ti fai più spesso sulla documentazione?