00 PROGETTO ANNUALE: IL CIELO NELLE MANI

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IL CIELO NELLE MANI

Il cielo è sempre lì, sopra le nostre teste.
I bambini lo sanno: alzano gli occhi, indicano, chiedono. Vedono il colore che cambia durante il giorno, una nuvola che si trasforma mentre la stanno guardando, la luna che appare quando è ancora chiaro, una pozzanghera che trattiene un pezzo di cielo.

Il Cielo nelle Mani nasce da questo sguardo.

Non è una raccolta di attività sul cielo e non vuole essere una programmazione da seguire mese dopo mese. È piuttosto una trama di possibilità, un progetto che mette a disposizione dell’insegnante contesti, esperienze, materiali e domande attraverso cui costruire, insieme ai bambini, differenti percorsi di ricerca.

Il cielo diventa così un grande campo d’indagine: abbastanza vicino da poter essere osservato ogni giorno e abbastanza immenso da continuare a generare domande.

PIUMETTA, COMPAGNA DI RICERCA

Ad accompagnare il percorso c’è Nuvola Piumetta.

Piumetta è una nuvola leggera e curiosa che, per la prima volta, ha deciso di guardare il cielo dal basso, con gli occhi dei bambini. Arriva in sezione come un pupazzo morbido e abbracciabile, lascia lettere, indizi e tracce.

Ma Piumetta non arriva per spiegare.

Non conosce già tutte le risposte. Osserva, si stupisce, fa domande, porta piccoli problemi e qualche volta chiede aiuto.

È proprio in questo spazio lasciato aperto che i bambini possono formulare ipotesi, confrontarsi, provare, sbagliare, tornare a osservare e cercare nuove risposte.

Piumetta non indica una strada da percorrere: aiuta a farne nascere molte.

LE POSSIBILITÀ DI RICERCA

Il progetto attraversa diversi territori di indagine che possono incontrarsi, separarsi e ritornare nel corso dell’anno.

OSSERVARE IL CIELO

Guardarlo da sdraiati, attraverso un tubo, riflesso in uno specchio o dentro una pozzanghera.

Osservarlo ogni giorno e accorgersi che non è mai esattamente lo stesso.

Cercare i suoi colori, costruire un cianometro, confrontare il blu del mattino con quello del pomeriggio.

Provare persino a misurarlo.

Quanto è alto il cielo? Dove comincia? Dove finisce? Possiamo raggiungere l’orizzonte?

L’osservazione quotidiana diventa così raccolta di tracce, confronto, misurazione e memoria.

INDAGARE LA MATERIA

Di cosa è fatta una nuvola?

Una domanda apparentemente semplice apre una ricerca sulla materia e sulle sue trasformazioni.

Il vapore, l’acqua, le gocce, la condensazione possono essere osservati attraverso piccoli esperimenti, mentre materiali differenti — cotone, argilla, farina, schiume, sostanze leggere o trasparenti — permettono di cercare somiglianze, differenze e possibili rappresentazioni.

Da qui può nascere anche un’altra domanda:

Di cosa siamo fatti noi?

La ricerca sulla materia incontra allora il corpo: pelle, capelli, impronte, ossa, respiro. Il cielo diventa occasione per interrogare anche ciò che è vicinissimo a noi.

CERCARE CIÒ CHE NON SI VEDE

L’aria non si vede.
Il vento non si vede.

Eppure sappiamo che esistono.

Come?

Il respiro, il soffio, un sacchetto che si gonfia, una piuma che si sposta, le foglie che tremano diventano indizi.

I bambini possono cercare l’invisibile attraverso i suoi effetti, costruire strumenti per intercettarlo, confrontare venti forti e leggeri, produrre correnti d’aria e interrogarsi su ciò che accade.

La domanda non è più soltanto che cos’è il vento?, ma:

come possiamo conoscere qualcosa che non possiamo vedere?

ENTRARE NEL BUIO

Prima delle stelle c’è il buio.

Un ambiente oscurato permette di rallentare, aspettare che gli occhi si abituino, cercare piccole sorgenti luminose, produrre ombre, disegnare e dipingere quando non tutto è visibile.

Dal buio possono emergere la luna, le sue trasformazioni, i crateri, le stelle e le costellazioni.

Le immagini astronomiche permettono di incontrare le stelle reali, lontane dalla loro rappresentazione convenzionale a cinque punte.

Luce, distanza, forma e movimento diventano nuovi territori di ricerca.

SEGUIRE L’ACQUA

Una goccia può essere ascoltata, osservata, raccolta, misurata.

La pioggia invita a uscire.

Si possono confrontare i suoni prodotti dalle gocce su superfici differenti, osservare le pozzanghere, raccogliere acqua in contenitori diversi, misurarla, travasarla.

Il corpo può diventare goccia, temporale, pioggia leggera.

E quando la luce incontra l’acqua compare un’altra possibilità: l’arcobaleno.

Non soltanto sette colori da nominare, ma un fenomeno da provocare, osservare e interrogare.

INCONTRARE IL SOLE

Il sole può essere cercato prima ancora di essere rappresentato.

Dove sentiamo il suo calore?

Una pietra lasciata al sole è uguale a una rimasta all’ombra? Cosa accade al ghiaccio? E ai semi? Perché alcuni materiali diventano più caldi di altri?

L’indagine scientifica può incontrare quella artistica.

I soli di Bruno Munari aprono una ricerca su segni, gesti, forme e colori possibili. Van Gogh permette di incontrare un sole che entra nel paesaggio, nel lavoro dell’uomo e nella crescita.

Uno stesso fenomeno può così essere osservato attraverso linguaggi differenti.

PENSARE MATEMATICAMENTE IL CIELO

Anche la matematica può nascere dall’osservazione.

Nuvole da confrontare e classificare, stelle da contare, quantità d’acqua da misurare, colori da mettere in sequenza, lune da ordinare, distanze da stimare.

Il progetto raccoglie numerose possibilità logico-matematiche senza ricorrere alle schede.

La matematica diventa un linguaggio necessario quando nasce il bisogno di contare, confrontare, ordinare, misurare, classificare e trovare relazioni.

LINGUAGGI CHE SI INCONTRANO

Il cielo non appartiene a una disciplina.

Può essere esplorato con il corpo e con la parola, con la matematica e con la pittura, attraverso un esperimento scientifico o una costruzione, ascoltando un suono, osservando un’ombra, inventando una storia.

Per questo Il Cielo nelle Mani mette in dialogo linguaggi differenti senza separarli artificialmente.

Una domanda può iniziare davanti a una nuvola, continuare con un esperimento, trasformarsi in una conversazione, lasciare una traccia grafica e riemergere settimane dopo attraverso una nuova osservazione.

NON UNA STRADA, MA MOLTE STRADE POSSIBILI

Le proposte contenute nel progetto non chiedono di essere realizzate tutte e non stabiliscono necessariamente un ordine.

Sono possibilità di ricerca.

Alcune potranno diventare centrali perché incontrano una domanda particolarmente forte del gruppo. Altre potranno essere soltanto attraversate. Altre ancora potranno non essere utilizzate affatto.

E soprattutto potranno nascerne di nuove, non previste dal progetto.

Il compito dell’insegnante non è portare i bambini attraverso tutte le attività, ma osservare ciò che accade, raccogliere domande e teorie, predisporre contesti, offrire materiali e costruire rilanci capaci di far avanzare la ricerca.

In questo senso Il Cielo nelle Mani non consegna un percorso già scritto.

Consegna materiali per cominciare a scriverne uno insieme ai bambini.

UN ANNO CON GLI OCCHI ALZATI

Nel corso dell’anno Piumetta può comparire, scomparire e ritornare.

Può portare una domanda quando la ricerca sembra fermarsi o semplicemente condividere lo stupore per qualcosa che è accaduto davvero fuori dalla finestra.

Una giornata di vento.
La prima brina.
Una luna visibile al mattino.
Un temporale improvviso.
Un cielo particolarmente rosso.

Il progetto può così restare permeabile a ciò che accade realmente.

Fino al momento dei saluti.

Piumetta lascia ai bambini una lettera, ma ciò che rimane non è l’elenco delle cose imparate sul cielo.

Rimane soprattutto un modo di guardare.

Alzare gli occhi. Accorgersi. Fare domande. Cercare tracce. Formulare ipotesi. Provare. E meravigliarsi ancora.